Dave Phillips

08.12.2017    Dance Affliction, Milano, Italy.

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REVIEWS

MILANO – Venerdì 8 dicembre, al Macao di Milano, il collettivo Dance Affliction ha organizzato un evento incentrato su musica e visual art, ospitando tra gli altri un artista di nome Dave Phillips, il cui messaggio si è rivelato da subito molto chiaro: i video infatti che accompagnavano il live, mostravano animali maltrattati, macellati e vittime di vivisezione, inquinamento e bombe atomiche, il tutto alternato con testi scritti dall’artista, che denuncia miasma sociale e globale.
L’impatto è stato scioccante, i video e le foto abbiamo preferito non pubblicarli, ma mostrano una realtà nascosta, purtroppo esistente, celata volontariamente agli occhi dei più: animali ancora vivi, dunque senzienti, scuoiati per ricavarne pellicce e capi d’abbigliamento; animali chiusi nelle gabbie dei laboratori a cui vengono inflitte sofferenze inumane, per il cosiddetto progresso; mucche sgozzate, pulcini vivi triturati, e molto altro ancora. Ai video si alternavano frasi quali: “se la principale preoccupazione di una società è l’economia, la povertà è inevitabile”; oppure: “de-antropo-centralizzare”; e ancora: “la qualità del rifiuto” e “riconsidera: l’agire, l’autonomia, la responsabilità, l’empatia”.
Quello di Phillips è stato un invito a riconsiderare le dinamiche di sfruttamento delle risorse del pianeta terra, e sopratutto di sfruttamento di esseri senzienti quali sono gli animali, il tutto a favore di quella malsana logica del profitto e dell’avere che rinfranca i pochi a svantaggio dei più, siano essi umani o non umani.
Phillips si chiede dove sia andato a finire l’amore, l’empatia, la bontà. E’ un invito a smetterla di auto-illudersi con delle scusanti che tranquillizzano l’ego, e invece prendere in mano quelle che sono le nostre responsabilità all’interno di questo ciclo di sfruttamento. Phillips ancora chiede al suo pubblico: “chi compra?”, una domanda non banale, chiave del processo di produzione. E’ dunque la sua un’arte impegnata, che scuote nel profondo l’animo del fruitore, che trovandosi di fronte a una realtà così cruda non può esimersi da una profonda riflessione.

(Cristina Calafiore, Crudiezine, December 2017)